Che regni il Caos! (Recchioni – Leomacs e Nizzoli)
Così titola il primo albo che introduce Dylan Dog nel
ciclo della meteora; un progetto ambizioso e se vogliamo rivoluzionario nella
serie ad albi più famosa d’Italia.
La storia inizia con una vecchia, ma non troppo,
conoscenza dell’indagatore dell’incubo; il plurimilionario magnate
dell’elettronica e dell’informatica John Ghost, colui che ha preso, a tutti gli
effetti, il posto di antagonista detenuto precedentemente da Xabaras.
La sua personalità è ben delineata e le sue idee
cristalline, possiamo intuirlo già dalla sua prima apparizione nella serie,
nell’albo #341 ( Al servizio del caos) dove si presenta al nostro
indagatore dicendo :
“La teoria del caos.Una farfalla batte le ali all’equatore e scatena un uragano dall’altra parte del mondo. Il mio nome è John Ghost… e sono quello che costringe la farfalla a battere le ali.”
John Ghost
Un uomo che vuole piegare il destino alla sua volontà, un
uomo che si serve del disordine per portare ordine, non quello costituito, ma
quello sognato dalla sua mente.
E’ lui l’immagine nuova e dirompente di questo ciclo, che
ci porterà a braccetto fino al numero 400.
Questo albo in particolare : “Che regni il caos”, inizia con la nemesi dell’indagatore dell’incubo che si serve di Axel Neil, un moderno Berseker dalle fattezze e le itazioni Rock(vedi tav in basso), simil Slash (Guns’n’Roses ndr) per distruggere e seminare il panico a Londra.
“I’m T.N.T watch me explode!” Alex Neil canta gli AC/DC!
Attraverso vignette sanguinolente e piene di violenza,
tra teste decapitate e donne dilaniate, il mostro riesce a catturare
l’attenzione di Dylan, che decide di fermarlo, e lo farà proprio davanti
all’entrata di Buckingham Palace, davanti alle telecamere e agli occhi
entusiasti degli spettatori.
John Ghost è riuscito nel suo intento, mettere Dog al centro dell’attenzione, creando un’app per poterlo chiamare ed emulare, una cosa che da molto fastidio all’indagatore.
Ma solo un evento che coinvolgerà i “Freak” del manicomio
di Harlech (vedi albo 320: La Fuggitiva), accerchiati da una piccola folla che
vuole ucciderli, porterà Dylan ad incontrare Ghost, che per la prima volta gli
parlerà della meteora, e gli chiederà di affiancarlo in una missione di
salvataggio dell’intera umanità.
Cercando di addentrarci in una dimensione critica, dopo
aver riassunto in poche parole gli eventi salienti dell’albo, possiamo dire con
certezza che stiamo assistendo ad una rivoluzione, sia grafica sia a livello di
contenuti.
Un massiccio ritorno allo splatter fa ben sperare per i prossimi albi, è quello
che dovrebbe fare ogni buon fumetto horror che si rispetti, vogliamo il sangue
, vogliamo lo splatter, ed ecco che Recchioni ci accontenta; metà Albo
incentrato sulla distruzione e la potenza di Axel Neil.
Il tutto raccontato in tavole di ampio respiro, che
spesso non vengono condite da balloon superflui o battute fuori luogo.
Alla violenza non servono dialoghi.
Ma quando non serve violenza, il dialogo si fa spazio e
trova momenti di grande godibilità, come nell’excursus storico di Ghost o nella
bellisima tavola finale,dove un Dylan Dog provato e sorridente, tende la mano al mostro, un disegno a tutto
campo, una gioia per gli occhi.
La storia invece, è solo all’inizio, ma si percepisce già
da subito dove vuole arrivare a parare Recchioni, e si nota immediatamente il
parallelo con la nostra società; una società di populismi bigotti e ideologie
che non ammettono contrari.
Allora entra in gioco la politica, ma il fumetto è anche
questo e Dylan Dog è politica allo stato puro, una demagogia che sta portando
la nostra società al collasso, attraverso un caos che tutti noi vorremo sia
gestibile, ma che ci sta sfuggende lentamente dalle mani.
Salve! A voi lettrici e lettori che in questo momento state esplorando il nostro piccolo blog. Prima di farvi immergere nei polverosi canyon o vagare nelle sterminate praterie è bene rendervi partecipi dell’importanza che ha per noi questo articolo.
Lo scorso settembre la Sergio Bonelli Editore ha inaugurato una delle sue annate più importanti e prolifiche in occasione del settantesimo compleanno dell’intramontabile Tex. L’eco di questo traguardo è stato tale da coinvolgere tutta la loro produzione in numerose iniziative, atte a promuovere il brand rinnovando le serializzazioni più datate e introducendone di nuove. Non si tratta però solo di marketing: lo scopo è quello di dare a tutti gli appassionati l’occasione di assistere ad un evento unico nella storia del fumetto italiano. La nostra piccola combriccola non è stata certo da meno e proprio su questo slancio ha preso la decisione di avviare il progetto “Sbuffi di Fumo”, per mettere nero su bianco pensieri e riflessioni e renderli fruibili a chi come noi (e voi) ama quest’arte.
Alla luce di ciò l’onore del primo articolo non poteva che spettare a nonno Tex, che viene celebrato con due particolari storie da record tutte a colori, ovvero gli albi “695 – L’ultima vendetta” e “700 – L’oro dei Pawnee”.
Il primo è da considerarsi come torta di compleanno e volume inaugurale dell’annata Texosa, mentre nel secondo, oltre a raggiungere un numero bello e tondo, vengono superate le 100’000 tavole. Insomma sembra che ultimamente la statistica sia proprio generosa verso casa Bonelli, ma i numeri da soli non bastano per celebrare un personaggio di tale spessore; a parlare saranno infatti le due storie in questione.
Entrambi i volumi sono accomunati da una struttura narrativa simile e hanno inizio nel presente, partendo da vicende che di per sé non si presentano difficoltose per i pards, abituati (si sa) ad imprese straordinarie. Grazie ad opportuni flashback però gli eventi vengono arricchiti con differenti sfaccettature e guadagnano uno spessore maggiore, soprattutto agli occhi di Tex, che tuffandosi nel passato si ritrova nei panni di un cowboy diverso dall’uomo che è ora.
Infatti il coinvolgimento nella storia di altri personaggi appartenuti al suo passato farà riemergere nel Ranger ricordi della gioventù scapestrata, dando il via al cosiddetto… momento falò!
Non c’è flashback che si rispetti senza un bel fuoco scoppiettante attorno al quale mettersi seduti e Aquila della Notte è molto affezionato a questo suo rituale, grazie al quale prendono forma le due figure centrali dei rispettivi albi: Moss Keagan suo rivale e amico, Tesah la bella quanto tenace capo indiano.
Moss Keagan era il principale rivale di Tex ai tempi in cui era una star del rodeo, un uomo la cui stella ha smesso di brillare non appena Willer si è messo in testa di primeggiare in quello sport. (Eh già… purtroppo non ci si può far niente, suo il fumetto, sue le regole).
Nonostante godesse dell’appoggio di tutti noi poveri cristi, che almeno una volta nella vita abbiamo assaggiato la sconfitta, il povero Moss piuttosto che accettarla con sportività ha invece preferito affidarsi al Whisky, fino ad infortunarsi in gara, covando sempre più rancore.
La sua invidia lo porterà anni dopo ad essere manovrato dall’infido Steve Mallory, nel suo piano per tendere un’imboscata a Tex, che nel frattempo aveva abbandonato da tempo le luci della ribalta per dedicarsi a ciò che da nome al capitolo, l’ultima vendetta!
La morte del fratello Sam fu un brutto colpo per Tex, che pieno di odio nei confronti del suo assassino Tom Rebo (vedi Tex “85 – La costa dei barbari”) e dei suoi sgherri si lanciò in una vendetta che durò anni e gli costò una taglia sulla testa, ma che giunse a compimento con quest’ultimo atto.
Socio di Tom Rebo e scampato alla sei colpi di Tex fu proprio l’ex sceriffo Steve Mallory all’epoca dei fatti a fornire una falsa versione agli inquirenti e a condannarlo come pluriomicida, ma non bastò di certo a fargli dormire sonni tranquilli! Mallory era infatti consapevole di essere braccato e per questo, ingannando anche il povero Moss, lo convinse a tradire Willer.
In questo frangente lo stesso Ranger confessa ai suoi interlocutori con quanto ardore desiderasse la vendetta. Forte delle sue capacità e di una dose di spavalderia si gettò consapevolmente in uno scontro che nemmeno le sue formidabili doti da pistolero furono in grado di volgere a proprio favore.
(Oddio diciamo che come al solito aveva fatto una carneficina, ma sul più bello una trave marcia gli cade fra capo e collo di fronte agli occhi increduli dei pochi cattivoni rimasti… gran botta di culo!).
Ad ogni modo, giunti allo stand off finale l’ex rivale Moss si redime e dà l’aiuto decisivo al protagonista, che dopo un’innaffiata di piombo ora è finalmente in pace con sé stesso. I due si lasciano con la speranza che il tempo possa lenire i loro dissapori, proseguendo ognuno per la sua via; in particolare per Tex quella del fuorilegge.
La Bonelli oltre ad averci regalato una bellissima storia in stile “Super Hero Origin” dà anche il La ad un suo nuovo spin-off ambientato proprio in quegli anni da ricercato: “Tex Willer”. Attualmente al quarto albo, la serie si pone come obiettivo il racconto di tutte quelle storie accennate, mai approfondite e relegate negli ultimi decenni alla memoria del fuoco.
Nell’arco narrativo dei primi numeri spicca anche la figura di Tesah, destinata per nascita a custodire il segreto del prezioso tesoro del suo popolo: l’oro dei Pawnee. Ma non è lo stesso tesoro del capitolo 700? Proprio così! Come ho già detto siamo in una grande annata fumettistica.
Il flashback dell’albo in questione è incentrato sul primo incontro tra Tex e Tesah, quando nelle sterminate praterie un giovane cowboy salva dalle grinfie dei Sioux una ragazzina indiana, già in pericolo a causa dell’avidità degli uomini, ma ancora sotto la tutela del padre.
Proprio mentre Tex accorre in suo aiuto il fumetto giunge alla centomillesima tavola, della quale ho apprezzato molto l’ultima vignetta, che regala una rara espressione di incertezza sul viso del protagonista.
Anche il Tex del presente analizza spesso insieme al lettore le situazioni critiche, ma la sua reazione sembra precedere il pensiero ed è sempre risolutiva.
In questa avventura giovanile sono gli occhi a comunicarci
la tensione della scelta, che col tempo e l’esperienza ha imparato a gestire,
nascondendola dietro le sue palpebre socchiuse.
L’avventura viene ritmata soprattutto dal pericolo di un incalzante tornado, tra l’altro molto ben rappresentato insieme all’ambiente circostante dall’ottima colorazione e dal tratto nitido che contraddistingue tutto il capitolo.
Sarà il provvidenziale aiuto di Orso Grigio, saggio capo tribù e padre di Tesah, a scongiurare tale minaccia, offrendo riparo a Tex e ai suoi compagni di allora nelle sacre cripte del suo popolo, dove viene custodito qualcosa di inestimabile valore.
I cowboys però decidono di non curiosare oltre e di congedarsi dalla tribù Pawnee, dopo un’altra schermaglia con i Sioux, promettendosi di non farne parola con nessuno. L’unico e più importante tesoro che Tex riesce a trovare è l’inizio di una grande amicizia, che lo ha accompagnato fin dai primi albi.
Non appena la fiamma si affievolisce e il falò viene smantellato non resta ai protagonisti che concentrarsi sulle loro missioni nel presente, accorrendo in aiuto di un amico ritrovato (Moss) o di una mai perduta (Tesah), ma in ogni caso in nome di un legame che nemmeno l’aspro West può scalfire.
In realtà nel periodo storico in questione non c’era nulla che una terra senza frontiere né legge non potesse intaccare e in Tex, come in altre innumerevoli opere entrate nell’immaginario collettivo, tutto ciò viene celato e sottoposto ad una morale quasi cavalleresca.
Tuttavia, nonostante il topos del Western abbia subito differenti reinterpretazioni, il fumetto ha preferito rimanere saldo sulle sue posizioni, espandendo a macchia d’olio l’universo attorno al suo protagonista e riuscendo a mantenere intatto il fascino delle sue avventure.
Nella sua lunga carriera Tex ha affrontato innumerevoli prove, ha sottoposto i malfattori alla sua giustizia assoluta e ha creato ponti di comunicazione tra i pionieri coraggiosi e le tribù indiane native; riuscendo a tutti gli effetti a conquistare il Far West. Non credo ci stancheremo mai vedendolo cavalcare verso l’orizzonte… hasta luego, amigo!